Cos’è la gnatologia, mi chiedono spesso i pazienti.

Le attuali raccomandazioni cliniche in odontostomatologia (2017) così la definiscono:

“La gnatologia è la branca dell’odontostomatologia che si interessa della diagnosi e della cura di un vasto gruppo di condizioni cliniche, disordini e patologie che causano alterazioni della sensibilità e/o dei movimenti dell’apparato stomatognatico… Nel campo della gnatologia, le patologie che l’odontoiatra è chiamato ad affrontare con maggior frequenza sono: i Disordini Temporo Mandibolari (DTM), il dolore orofacciale non odontogeno, le parafunzioni, il bruxismo, le anomalie del movimento e respiratorie che avvengono nel sonno, comprese le apnee ostruttive. La gnatologia studia dei rapporti statici, dinamici, funzionali, parafunzionali, disfunzionali e patologici che intercorrono tra i denti (occlusione), le Articolazioni Temporo-Mandibolari (ATM) e i relativi correlati neuro-muscolari e che hanno lo scopo di muovere la bocca e la lingua. Si occupa in modo specifico della conoscenza, dello studio e della gestione dell’occlusione dentale anche in rapporto con altre branche odontoiatriche. Le condizioni cliniche, le analisi diagnostiche, sia cliniche sia strumentali, e la gestione terapeutica gnatologica dell’occlusione è patrimonio culturale base dell’odontoiatria. E’ comunque opportuno sottolineare che i principi gnatologici devono essere applicati trasversalmente da tutte le discipline odontoiatriche che si occupano della modifica e della ricostruzione dell’articolato dentario (ortodonzia, protesi, conservativa), sia nei pazienti considerati semplici sia in quelli complessi.”

La gnatologia quindi è una branca specialistica sui generis, perché ha in realtà una profonda connotazione multidisciplinare e una valenza talmente ampia da identificarsi con l’odontoiatria tutta. In un’epoca caratterizzata dalla iperspecializzazione della medicina e dalla settorializzazione della conoscenza e della competenza medica, uno gnatologo esperto sta alla patologia odontoiatrica come l’internista sta alla patologia medica; deve riassumere in sé le conoscenze proprie del conservatore, del protesista, del chirurgo, del parodontologo e dell’ortodontista, deve relazionarsi con le numerose variabili che regolano la salute della bocca e delle sue molteplici funzioni.

I recenti progressi nella comprensione della neurofisiologia e dell’anatomia funzionale del sistema nervoso, della condizione psicologica dell’individuo, dei muscoli e delle articolazioni, dei denti e del metabolismo hanno profondamento cambiato l’odontoiatria moderna, migliorando la comprensione e il trattamento di numerose malattie; hanno inoltre dato un fondamento scientifico solido a molte osservazioni cliniche, che resistono alla prova del tempo da più di cento anni. È il caso della riabilitazione neuro-occlusale (RNO), la disciplina preventiva e riabilitativa ideata dal Prof. Pedro Planas nella prima metà del secolo scorso, che si occupa innanzi tutto di sviluppare il massimo potenziale dell’apparato masticatorio sin dai primi anni di vita e di prevenire nell’età adulta il ricorso a complesse riabilitazioni ortodontiche e protesiche. Non è un caso che il Prof. Planas non abbia mai parlato di gnatologia nelle sue opere ma piuttosto di stomatologia integrale.

L’evidenza, per usare un termine in voga, che le principali cause del declino della salute orale e dentale (carie, parodontopatia, disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare) siano strettamente connesse allo stile di vita moderno e che in altre parole siano malattie del benessere è quasi scontata per chiunque abbia un minimo di conoscenze antropologiche e affonda le sue radici più profonde nella storia della medicina. Pioniere di questa sapienza, il Dott. Weston A. Price fu tra i primi dentisti a scoprire il ruolo dell’alimentazione nella salute orale. Il suo libro “Nutrition and physical degeneration” in lingua inglese è liberamente e integralmente disponibile in questa pagina del progetto Gutenberg of Australia.

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